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Il sindacato degli infermieri SATSE denuncia una situazione di sovraffollamento nel servizio di emergenza dell’Hospital Universitario Insular di Gran Canaria. Il 27 ottobre circa 60 pazienti, secondo l’organizzazione, attendevano il trasferimento in reparto. La carenza di posti disponibili rischia di pesare sull’assistenza e sulle condizioni di lavoro del personale.
Un paziente arriva al pronto soccorso, viene visitato e i medici stabiliscono che deve essere ricoverato. A quel punto dovrebbe essere trasferito in un reparto dell’ospedale. Ma cosa succede quando il letto non è disponibile?
È il punto al centro della denuncia di SATSE Canarias, che il 28 ottobre ha descritto una situazione di forte pressione nel pronto soccorso dell’Hospital Universitario Insular di Gran Canaria.
Secondo il sindacato, nella giornata precedente circa 60 pazienti erano in attesa di essere trasferiti nei reparti di degenza, senza che vi fossero posti letto sufficienti per completare i ricoveri.
Una condizione che, sostiene SATSE, costringe alcune persone a rimanere per molte ore, e in determinati casi anche per giorni, sulle barelle del pronto soccorso.
Non è solo una questione di nuovi accessi.
Un pronto soccorso è organizzato per valutare rapidamente le condizioni dei pazienti, intervenire nelle emergenze e stabilire il percorso assistenziale più appropriato.
Quando una persona che necessita di ricovero non può essere trasferita in reparto, continua però a occupare uno spazio e a richiedere assistenza all’interno dell’area di emergenza.
Se questi casi diventano numerosi, la gestione del servizio può complicarsi.
Il personale deve seguire contemporaneamente chi arriva per una nuova urgenza e chi, pur avendo terminato la prima fase di valutazione, resta in attesa di un letto.
Secondo SATSE, questa situazione sta interessando anche le aree di passaggio dell’Hospital Insular, dove vengono collocate barelle in spazi non progettati per una permanenza prolungata.
Il sindacato richiama l’attenzione sulle conseguenze per la privacy, il riposo e la possibilità di ricevere assistenza in condizioni adeguate.
Nel frattempo, anche il lavoro del personale sanitario diventa più complicato.
Il sindacato descrive un’organizzazione del lavoro nella quale gli infermieri devono distribuire le proprie attività tra box di emergenza, aree di osservazione e spazi utilizzati temporaneamente nei corridoi.
Non è soltanto una questione di fatica.
L’assistenza infermieristica richiede continuità, accessibilità alle attrezzature, controllo delle condizioni cliniche e possibilità di comunicare con i pazienti e con i loro familiari.
Quando il numero di persone in attesa cresce, mantenere queste condizioni può diventare più difficile.
SATSE parla di un sovraccarico che non dovrebbe trasformarsi in una situazione ordinaria e chiede interventi capaci di alleggerire il lavoro del pronto soccorso.
Il sindacato aveva già sollevato il problema a settembre.
Secondo quanto comunicato dall’organizzazione sindacale, il 30 settembre erano già state segnalate alla direzione ospedaliera le difficoltà legate alla disponibilità dei letti e alla necessità di prepararsi agli aumenti della domanda assistenziale.
Il riferimento è soprattutto ai mesi nei quali influenza, COVID-19 e altre infezioni respiratorie possono determinare una maggiore affluenza ai servizi sanitari.
Per il sindacato, affrontare questa pressione significa agire non soltanto all’ingresso del pronto soccorso, ma anche sull’organizzazione dei ricoveri e sulla capacità dei reparti di accogliere i pazienti.
Se il trasferimento verso le unità di degenza non procede con sufficiente rapidità, sostiene SATSE, il problema finisce per ripercuotersi sull’intero percorso di assistenza.
Le richieste avanzate dal sindacato riguardano principalmente la disponibilità di posti letto, la velocità dei trasferimenti e il rafforzamento delle risorse assistenziali.
L’obiettivo dichiarato è evitare che persone già destinate al ricovero rimangano per periodi prolungati nelle aree di emergenza.
SATSE ritiene necessaria una pianificazione che tenga conto non soltanto degli accessi al pronto soccorso, ma anche del tempo trascorso dai pazienti in attesa di essere trasferiti.
È un punto decisivo: il numero delle persone che entrano nel servizio, da solo, non descrive tutta la pressione esercitata sull’organizzazione ospedaliera.
I dati citati dal sindacato si riferiscono a martedì 27 ottobre e non possono essere interpretati automaticamente come il numero dei pazienti ancora in attesa nei giorni successivi.
Per capire se la situazione sia migliorata serviranno aggiornamenti da parte dell’ospedale e delle autorità sanitarie competenti.
La segnalazione di SATSE pone comunque una questione concreta: quanto può reggere un servizio di emergenza quando una parte consistente degli spazi e del personale rimane impegnata nell’assistenza a pazienti che dovrebbero già trovarsi in reparto?
La risposta non riguarda soltanto l’organizzazione interna dell’ospedale. Riguarda anche il tempo, lo spazio e l’attenzione che ciascun paziente può ricevere.
Redazione Notizie
29 ottobre 2026
Scritto da: Por la Redacción
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